VICINI AL SIGNORE E TRA DI NOI NELLA SANTA PASQUA

SANTA PASQUA 2020

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Perché la Pasqua di nostro Signore non sia per noi e per le nostre famiglie qualcosa di evanescente, una scadenza formale, ma sia, soprattutto quest’anno, irruzione di grazia, di comunione e di speranza, facciamoci, nella preghiera, luogo vivo di incontro fra l’umanità smarrita e sofferente e la fonte della sua pace, Gesù risorto.

 

Signore, aurora di una domenica senza tramonto, abbi pietà di noi. Signore, pietà. 

Cristo, sole di Pasqua, che vinci le tenebre del peccato, abbi pietà di noi. Cristo pietà                                                                                                                                                     

Signore, seme di vita nuova, per la salvezza del mondo, abbi pietà di noi. Signore pietà.

 

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti

(Giovanni 20, 1-9).

Nel cercare di vivere la strana Pasqua di quest’anno, trovo particolarmente difficile staccarmi dai contenuti e dal pensiero di quella Passione che avverto a noi così vicina e dalla quale mi sento profondamente compreso. Sì, credo che sia proprio la Croce a dare senso di condivisione a tanta parte dell’esperienza che stiamo vivendo e a sottrarla alla desolazione dell’assurdo: pandemia ammorbante; numerosi lutti; paure e sofferenze grandi; sacrifici e isolamento; crisi economica e, non da ultimo, impossibilità di pregare in comunità e digiuno eucaristico… Davvero, tutto quel male che caratterizza e attraversa questo nostro tempo invoca la vicinanza e la forza solidale della Croce di Cristo… Ma ora, carissimi, pur nella perplessità e nella resistenza che le stesse pie donne ed i discepoli un tempo hanno già provato, la liturgia ci spinge, ci forza, a guardare oltre e ci consegna, nuova, la gioia altra, non puramente emotiva, di una resurrezione; la resurrezione di Gesù che, proprio di quella croce, ne è stata l’esito; un esito di vittoria. E’ doveroso aderirvi, carissimi, e anch’io lo voglio fare e ve lo devo… Ve ne devo l’annuncio, ve ne devo la testimonianza… Sì, voglio credere, per voi e con voi, che nella vita non c’è solo una grande croce da sopportare, ma che finalmente e soprattutto c’è una resurrezione da accogliere. Sì, credo profondamente nella resurrezione di Gesù, e credo che essa sia, per tutti, pegno sicuro di un riscatto ultimo ed eterno; ma credo pure che essa possa essere sperimentata già qui ed ora; che sia già presente ed operante tra di noi, al di là delle nostre limitate capacità di coglierne le tracce e di sapervi aderire con credibile coerenza. E se proprio non riuscissimo a trovare alcun appiglio, alcun segno di speranza dentro l’attuale, sofferta vicenda degli umani (eppure di esempi, anche straordinari, di edificante generosità e bellezza, per fortuna, ne abbiamo davanti tanti), lasciamoci almeno istruire dai segni inequivocabilmente fedeli della natura che ci circonda: una voglia irrefrenabile di primavera, una palpabile esplosione di vitalità nell’aria, un tripudio di profumi, di calori e di colori… Di fronte a tanto spettacolo, oggi più che mai, occorre fare nostro lo sguardo profondo del contemplativo o, comunque, la sapienza concreta del contadino, lo stesso di Gesù che, in una sua bella parabola, ad esempio, ci rimanda proprio al segno del seme caduto sulla buona terra, premessa di abbondanti raccolti. Il compianto vescovo Cesare Bonicelli amava raccontare una piccolo aneddoto legato ad una sua visita in Africa: il terreno arido e brullo su cui si trovava, dopo una breve pioggia, si era d’improvviso trasformato in un lussureggiante giardino, di fronte alla meraviglia manifestata per un tale spettacolo, si era sentito ribattere:” Ma, Eccellenza, la terra è piena di semi!”. Già, quanto vorrei essere credibile e creduto nel ridirlo anch’io a voi per una condivisa Pasqua di resurrezione:” Sì, carissimi, anche questa nostra terra, credete, è piena di semi, non possiamo perciò temere!”. Gesù, il seme buono caduto in terra, no, non viene meno nella sua fedeltà fruttuosa. E la speranza, quanto più è difficile tanto più è preziosa ed obbligata, almeno per noi, discepoli di Cristo, fortunati cultori di quel vangelo di resurrezione che viene dopo quello di passione e di morte. E allora noi siamo chiamati a farcene debitori, cioè credibili testimoni, presso quei tanti fratelli che, proprio di questa speranza, variamente ma intensamente, hanno bisogno e ne sono in attesa.

Il più fraterno degli auguri, con tanta nostalgia per i vostri volti!

BUONA PASQUA! 

Don Paolo e Marco

 

Regina del cielo, rallegrati, alleluia.

Cristo, che hai portato nel grembo, alleluia,

è risorto, come aveva promesso, alleluia.

Prega il Signore per noi, alleluia.

Rallegrati, Vergine Maria, alleluia.

Il Signore è veramente risorto, alleluia.

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