Preghiera e riflessione per la Quinta domenica di Quaresima

Uniti a tutta la Chiesa ed in compagnia di Marta e di Maria, sorelle di Lazzaro, sentiamo di dover invocare per noi, ma, quanto mai, per gli altri e per il mondo:” Signore della vita, tanti che tu ami sono malati… Vieni, vieni presto in nostro aiuto!”

 

Signore, tu che sei resurrezione e vita, visita il tuo popolo nella prova e abbi pietà di noi. Signore, Pietà.

Cristo, tu che sei resurrezione e vita, confermaci nel tuo amore, fonte di speranza, e abbi pietà di noi. Cristo, pietà.

Signore, tu che sei resurrezione e vita, accogli i tuoi figli che hanno lasciato questo mondo, asciuga le lacrime di tante nostre famiglie e abbi pietà di noi. Signore, pietà.

 

In quel tempo, un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».
All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Lazzaro, il nostro amico, s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!». Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo». Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?». Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare». Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui
. (Giovanni 11)

I brani evangelici della Samaritana, del cieco nato e della resurrezione di Lazzaro costituiscono lo stupendo trittico che la liturgia ci consegna in queste domeniche di Quaresima per introdurci alla Settimana Santa. Oggi, in particolare, incontriamo l’episodio della resurrezione di Lazzaro; un miracolo certamente clamoroso che non ha mancato di suscitare vasta eco a motivo della straordinarietà dell’evento, della notorietà dei protagonisti e per la vicinanza di Betania a Gerusalemme.

Sebbene il termine resurrezione, in questo caso, non sia del tutto esatto e meglio sarebbe parlare di “resuscitazione” (di restituzione alla vita precedente, terrena; quella ancora soggetta a caducità e morte), ciò non toglie che ci si trovi davanti ad un evento eccezionale; ad una sublime manifestazione della potenza divina in Gesù, capace di rivelarlo come fonte di risurrezione e di vita:” Io sono la Risurrezione e la vita…!”. Qui davvero Gesù ci appare come il Signore della vita, colui che dà la vita e che, per questo, non si arrende di fronte a niente e a nessuno, nemmeno davanti a situazioni disperate ed irrimediabili come quella di Lazzaro, lui il morto – morto, già da quattro giorni, maleodorante…

Storicamente proprio la resurrezione di Lazzaro ha rappresentato, per tanti, il motivo indiscutibile per credere in Gesù, per contro, per i suoi nemici, è stata invece, come verremo a sapere un poco più avanti, la goccia che ha fatto traboccare il vaso del loro odio, la convinzione di doverlo fermare a tutti i costi. Noi oggi siamo chiamati a percorrere le stesse tappe del cammino di Marta e di Maria. L’antica amicizia che le legava a lui le aveva istintivamente portate a cercare e a mandare a chiamare Gesù nel momento della grande prova, di fronte cioè all’improvviso aggravarsi della salute del fratello:” Colui che tu ami è malato!” – gli avevano infatti comunicato, in modo commovente. Erano certe che il subitaneo soccorso dell’amico Gesù sarebbe stato di grande conforto e certo avrebbe ridato salute a Lazzaro. Lo sapevano bene, del resto, che così era accaduto tante altre volte altrove, per tutti quelli che nella distretta si erano rivolti al Maestro… Anche per Marta e per Maria ovviamente il fatto che Lazzaro fosse da Gesù, trovato in vita costituiva il presupposto indispensabile per poter far qualcosa; insomma una sorta di discrimine, come dire: finché c’è vita c’è speranza…, sì, un appiglio, un po’ di materia, un margine minimo per intervenire… E quando purtroppo le cose non erano andate così, erano precipitate e Gesù stranamente non era giunto in tempo, ecco che non possono non suonare di rimprovero le parole che ciascuna delle due sorelle, Marta e Maria, gli rivolgono nel momento in cui lo incontrano e gli dicono appunto:” Se tu fossi stato qui (sì, se tu fossi arrivato prima e non avessi tardato), Lazzaro non sarebbe morto!”. Già, che senso può mai avere quel voluto ritardo da parte di Gesù? Non dice certo indifferenza o cinismo; un Gesù insensibile ed infido è assurdo solo pensarlo; lui che, da lì a poco, fremerà nel pianto davanti al sepolcro dell’amico Lazzaro, tanto che gli astanti saranno spinti ad esclamare:” Vedi come lo amava!”.​

E allora, allora noi con Marta e Maria siamo posti davanti, ancora una volta, al mistero della singolare modalità di presenza del Signore accanto a noi sì , una presenza quasi al modo dell’irriducibile distanza; capace di rasentare l’assenza; una presenza al modo del silenzio… Come se lui permettesse che noi si sfiorasse il fondo; già, proprio come quando sulla barca in tempesta, lui continuava a dormire mentre gli amici erano atterriti … È come se prima noi dovessimo reggere tutto ciò che nella vita si presenta e come si presenta; sì, senza esenzioni o scorciatoie, mettendo in atto e verificando proprio lì e da lì la consistenza dei nostri valori; la natura e la qualità della nostra speranza e dunque della nostra fede.

E’ stato cosi anche per Marta e Maria che finalmente, al culmine del loro arduo cammino, arriveranno a dire:” Gesù, ma anche ora (che tutto è andato in modo diverso da come avremmo desiderato o ci saremmo aspettate) so (sappiamo) che quanto chiederai a Dio, egli te lo concederà…”. Anche per noi, molto spesso infatti, fede è dover attraversare l’inevidenza, uno sperare contro ogni speranza, un credere, nonostante tutto, nella volontà buona di Dio, accanto a noi e per noi, sempre… “Credi tu questo?”. Sì, credo, Signore. In te radicalmente confido per venire fuori dall’ombra di morte che tutto avvolge, per sciogliere quei vincoli di male che mi paralizzano. Sì, credo per accogliere sino in fondo la vita, di pienezza in pienezza, sino all’ultima ed eterna manifestazione dell’amore, del tuo amore. E allora, solo allora:” Lazzaro, vieni fuori!”. Ed “il morto uscì”.

 

O Dio, vieni a salvarci. Signore, vieni presto in nostro aiuto!                                                                                    

 

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio,
ora e sempre, nei secoli dei secoli.

Amen.

 

 

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