PREGHIAMO QUESTA QUARTA DOMENICA DI PASQUA

IV DOM DI PASQUA – 3 MAGGIO 2020

DIETRO A TE, BUON PASTORE, OGNI LUOGO È CASA, OGNI ALTRO È FRATELLO

 

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La circolazione sanguigna che ci tiene in vita passa per due movimenti ritmici essenziali, uno centripeto ed uno centrifugo. Il primo attira il sangue al cuore ricaricandolo di energia, il secondo lo spinge lontano, perché vada ad irrorare dappertutto, anche le zone più periferiche del corpo… 

Forse, anche quest’immagine, assieme a quella evangelica del Buon Pastore, può soccorrerci ed arricchire di preziosi contenuti la nostra domenicale sosta di preghiera. La fede, per poter lottare e vincere contro ogni cattiva pigrizia, ha davvero bisogno di ricaricarsi stringendosi intimamente a Gesù, fonte di verità e di vita, per poi mettersi in gioco e ripartire per dare testimonianza di lui dappertutto…

Cresca dunque in ciascuno di noi un amore per il Signore capace di tradursi in più generose attestazioni di fraternità in famiglia, ma anche nei confronti della comunità e del mondo intero.

 

Signore, porta spalancata sul mondo, tu che ci permetti di sentirci a casa sia tra di noi che con gli altri, abbi pietà di noi. Signore, pietà.

Cristo, pastore premuroso, tu che previeni e soccorri le vere necessità del tuo gregge, abbi pietà di noi. Cristo, pietà.

Signore, venuto per darci vita in abbondanza: la tua vita, abbi pietà di noi. Signore, pietà.

 

In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».

Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.

Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza»

(Giovanni 10, 1-10)

 

Nella bella similitudine evangelica del buon pastore che ci accompagnerà in queste domeniche, Gesù si identifica prima di tutto con la porta: la porta dell’ovile, e non invece con il recinto che lo delimita; non certamente con una breccia furtiva che lo viola, ma nemmeno con la spranga od il catenaccio che lo rinserra.  Con la porta dunque e, per di più, ben aperta, spalancata, per favorire il passaggio di entrata, ma soprattutto quello di uscita. 

Se ci facciamo caso infatti, già in questa prima parte del testo, nei confronti del gregge non prevale un’apprensione ansiosa di protezione e di custodia (certo, anche quello, perché il ladro è sempre in agguato!), ma soprattutto una fiduciosa passione per il momento dell’invio; la premura per il tempo, finalmente possibile, dell’uscita fuori, libera e liberante… 

Per questo, Gesù si identificherà ancora, non tanto con il guardiano dell’ovile, che pure è utile e prezioso, ma, appunto, con il pastore. Il pastore che cammina davanti al suo gregge; saggiamente, fiduciosamente, esperto nel guidarlo fuori, alla conquista di nuovi, condivisi, pascoli di abbondanza. Lo sa bene il pastore che se talora è necessario rimanere all’interno dell’ovile, vitale è però poter tornare, al più presto, fuori, anche se questo procurerà fatica, anche se esporrà al rischio … 

Solo il contatto con un orizzonte aperto permette infatti alle pecore di crescere sane, in una vita vera, non umbratile, non asfittica. Ed è proprio lì che il pastore buono e saggio vuole il suo gregge; ed è lì che lo spinge; meglio, è lì che lo attira al suono amico e rassicurante della sua voce. Ormai lo abbiamo capito, di noi si parla! Non banalmente però o per prestarci a facili strumentalizzazioni, no, in assoluto. Ed è così anche quando non si capisce bene o è facile confondere, cosa significhi, di fatto, lo stare rinchiusi nell’ovile oppure l’essere invece fuori… 

Quanto qui detto in immagine, è particolarmente prezioso per comprendere l’intera esperienza cristiana. Il discepolo di Cristo non è tale e non si distingue dagli altri per una peculiare dimestichezza con le sacrestie, ma, auspicabilmente, per la qualità alta, cioè autenticamente evangelica e fraternamente leale, della sua presenza nel mondo; per la positività del suo apporto di servizio; per la libertà interiore che lo sostiene.  

Chi ha la fortuna di incontrare davvero Gesù, il pastore che volentieri odora delle pecore, incontra pure il motivo, la gioia, il coraggio di uscire da sé e di poter andare fraternamente incontro gli altri, là dove sono, in ogni periferia del mondo. Cristiani capaci di dialogo, di ascolto, di intercessione e di misericordia; fratelli e sorelle ovunque portatori di speranza.  

Di gente così c’è quanto mai bisogno; e gente così la Chiesa intende formare e mandare… Nella misura in cui invece io ancora non lo sono, noi non lo siamo, convertici, Signore.

 

  

 

È iniziato il mese di maggio

tradizionalmente dedicato a Maria.

 

Cominciamo e concludiamo ogni nostra giornata

con la recita lenta e devota

dell’AVE, MARIA.

 

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