Ponti

Riportiamo un bellissimo articolo che, di per sé, riguarda la Nuova Parrocchia di “S. Maria Assunta”, nella zona di Fornovo Taro, ma che potrebbe essere preziosissimo per incoraggiare lo spirito e i passi anche di un  cammino sempre più  vero e fattivo nella direzione della nostra Nuova Parrocchia di San Vitale in Fontana-lata.

 

Ponti

A che pont sèmma? A che punto siamo? Punto, nel nostro dialetto, si dice “pont”. Ma in dialetto, “pont” vuol dire anche “ponte”, non solo “punto”. Perciò possiamo chiederci  non solo “a che punto siamo?”, ma anche a che ponte siamo?”.  I ponti fisici nel territorio della nostra Nuova Parrocchia sono tanti: quello principale è sul Taro (Fornovo- Ramiola) con il suo parallelo ferroviario (linea Fornovo-Fidenza); poi sul Ceno (Ramiola- Rubbiano), sullo Sporzana (Fornovo-Salita), sul Rio Riccò (Filagni-Riccò centro). Un altro ponte, stretto, è sul Taro (Citerna-Oriano); sullo Sporzana, un ponte unisce infine Respiccio alla Costla… I ponti hanno sempre fatto da collegamento tra sponde opposte, su corsi d’acqua che in certi periodi di piena potevano essere invalicabili. A fine Ottocento, il Taro non aveva ponti (il vecchio ponte romano era crollato da tempo) e c’erano uomini alti e forti che svolgevano il servizio di trasporto a spalla di persone singole o di cose.  Uomini-ponte. Traghettatori. A che ponte, a che punto, siamo oggi nella nostra Nuova Parrocchia? Siamo riusciti a collegarci, almeno un po’, tra le sette parrocchie che la compongono? Dal punto di vista delle decisioni “a tavolino”, possiamo dire di sì. Abbiamo potuto impostare molte cose in modo largo e tenendo conto di tutte le sette comunità. Ma certamente l’abitudine a vivere in un determinato posto (con quella chiesa, quei volti che si incontrano quotidianamente, quelle tradizioni che richiamano ogni anno in modo caratteristico..), aiuta a vivere relazioni semplici, assaporate nella calma degli sguardi, delle parole dette non dette, dei sorrisi, delle strette di mano, dei picco litigi, del lavoro gomito a gomito, magari per pulire semplicemente la chiesa, per cantare e pregare insieme come si è sempre fatto … Perché piccolo è bello. Ma oggi la vita ci chiama a relazioni allargate, non solo con  il paese vicino, ma con il mondo intero, divenuto villaggio globale. Paolo trova Ingrid in America, dove si è recato per uno stage di lavoro: e si sposano a Fornovo, ma abitano in Germania. Giuseppe, che gira il mondo per sistemare i macchinari della sua ditta, sposa la sua CIea, italiana di origini albanesi, e non abita più a Fornovo dove è vissuto sin da ragazzo, ma torna nella frazione originaria dei suoi, sul Boccolo. Giulia, cresciuta all’ombra del campanile di Fornovo, e Marcello cresciuto all’ombra di quello di Solignano, si sposano e vanno all’ ombra del campanile di Collecchio, loro nuova casa. Diego, sorride durante il Battesimo a Fornovo: il papà viene dalla Campania, la mamma dal Veneto; con lui, è battezzata Nicole, papà meridionale, mamma centroamericana … Sono solo alcune delle storie più recenti, che mostrano il volto ormai cosmopolita dei nostri pur piccoli paesi. Per non parlare dei residenti Ghanesi, Rumeni, Tunisini, Ucraini, Albanesi, Marocchini … che ormai entrano nelle vecchie case del centro o della periferia di Fornovo, dove i vecchi abitanti sono morti o ricoverati in case protette e nessun altro “indigeno” prende più il loro posto, E tanti bambini nati in famiglie straniere, frequentano le nostre scuole e imparano perfettamente l’italiano-parmigiano, crescendo immersi nel nostro mondo attuale. E possono crescere amici dei bambini di famiglie “nostrane”. La comunità di fede cristiana cattolica, sempre viva e presente, deve fare i conti con queste novità e restare fedele alla sua missione: far conoscere Gesù Cristo, annunciare l’amore di Dio a tutti, accogliere tutti e invitare a formare una comunità fraterna. Compito che non è mai stato facile, ma che oggi appare ancor più arduo. Eppure, il cammino è tracciato, e non è impossibile: il Signore ci chiama ad essere “uomini-ponte”, traghettatori, disponibili a unire le sponde. Ognuno nel proprio piccolo. Con il compagno di banco, di lavoro o di giochi. Con i vicini di casa. Con i vicini di quartiere. Con i vicini di paese. Teniamo viva la domanda: “A che punto sono io nell’essere un ponte”? Maria, la Madre di Gesù e nostra, ci prenda per mano e ci aiuti a imitare il suo Figlio, che in croce si è fatto ponte perenne fra di noi e fra cielo e terra.

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