Lettera inconsueta a Gesù Bambino

Caro Gesù Bambino, tutti a Natale chiedono serenità e pace; io vorrei chiedere invece, per me e per gli altri, proprio l’opposto: un po’ di sana inquietudine. Il nostro Natale ha preso troppo le distanze dalla verità, è diventato, più che una realtà, un’atmosfera; sì, un’illusoria sensazione di pace procurata dal lasciarsi avvolgere, magicamente e per un  evanescente momento da nostalgici scenari, dolciastri e infantili, altrimenti improponibili. No, non posso proprio lasciarmi convincere che tu sia sceso in terra, Gesù, solo per procurarci un attimo di “buona coscienza” e di presunti “buoni sentimenti”. Onestà vuole che il pensiero della tua venuta debba suscitare invece e, ancor più oggi, una motivata e sana consapevolezza dei nostri ritardi, delle nostre inadempienze. Come poter essere tranquilli e in pace infatti se, dopo duemila anni, ci si ritrova ancora pressoché al punto di partenza nella nostra avventura, non solo di cristiani, ma ancor prima di umani? Troppo pochi sono stati i nostri passi nella stupenda direzione da te indicata e nella direzione delle legittime attese degli altri nei nostri confronti. Il nostro è stato più un “sistemarci” in questo mondo che un apportarvi novità; e del mondo ne abbiamo ampiamente assorbito la mentalità e copiato lo stile. No, non abbiamo“disturbato”nessuno e niente più ci disturba. Signore, è per questo che, ora, con un azzardo di incoscienza, ti chiedo il dono di un Natale inquieto e insoddisfatto. Sì, certo, contento, ma anche insoddisfatto. Contento per quello che con stupenda fedeltà continui a fare tu; insoddisfatto invece per le mie deludenti risposte. Suscita in tutti il desiderio di qualcos’altro. Svegliaci, e anche se non più con la melodia notturna degli angeli, certamente con il grido diuturno dei fratelli nel bisogno.

Buon Natale vero a tutti!

 

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