Ospitata in chiesa la comunità induista per il saluto ad un loro defunto

LA COMUNITA’ INDUISTA HA SALUTATO UN LORO DEFUNTO NELLA NOSTRA CHIESA

– Siate i benvenuti, carissimi amici e fratelli, in questa chiesa cristiana che è aperta a tutti, casa di tutti; perché il nostro Dio è aperto, con benevolenza, ad ogni uomo, sua creatura, e perché ogni cristiano considera fratello e sorella ogni uomo e donna a qualunque popolo, razza o religione appartenga… Oggi, in modo particolare, siamo vicini ai fratelli Indiani e alla cara famiglia Kumar – Kaur. Questo spirito di fraterna comunione davanti alla divina provvidenza è bene espresso dalle parole della preghiera del Padre Nostro a cui invito ad unirsi chi desidera:”Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen”.  

– Oggi qui vogliamo contemplare il mistero della vita riconoscendo la grandezza e la dignità di questo dono divino, e ci inchiniamo di fronte al mistero della morte, come sofferto passaggio di purificazione per la vittoria ultima e definitiva della vita.

– Con il cuore carico di dolore ci stringiamo ad una famiglia in lutto per rinsaldare vincoli di amicizia e per rinnovare, da qui, i principi delle nostre rispettive fedi che anche nel momento della grande prova sanno motivare ragioni di speranza.

– Eleviamo insieme il nostro pensiero di preghiera al fine di accompagnare e sostenere il cammino di crescita e di purificazione del nostro caro fratello Raj che ha lasciato questa vita e questi legami profondi dopo aver seminato tanto bene e dopo avere pazientemente sopportato prove e fatiche. Diamo voce al nostro fratello dicendo insieme: ” O divina provvidenza, guidami dall’Ignoranza verso la Verità. Guidami dal non-essere all’essere, guidami dall’oscurità verso la luce, guidami dalla morte all’immortalità”.

– Sentiamo vicina la Vergine Maria, per i cristiani la mamma di Gesù e per tanti induisti figura onorata, evocatrice di bene, sentita maternamente vicina. A lei possiamo elevare quella preghiera che ne invoca il potente soccorso sempre e nel momento anche della morte: Ave,  Maria, piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

Seduti:

Nel romanzo Niente e così sia, Oriana Fallaci, giornalista e scrittrice di successo, continuamente in giro per il mondo, ricorda e racconta un dialogo stupendo nella sua semplicità con la nipotina di cinque anni; un dialogo sul senso della vita e della morte. Uno dei tanti casi in cui i grandi devono imparare dai piccoli.:

… Era entrata con piccoli passi, con la prudenza tipica dei bambini quando voglion qualcosa. Appoggiata ad una valigia, s’era messa a fissarmi, dondolando un piede su e giù…

“È vero che parti ancora?”

“Sì, Elisabetta”.

“Allora stanotte resto a dormire con te”.

Le avevo detto: va bene, era corsa a prendere il pigiama e il suo libro dal titolo “La vita delle piante”, poi mi era venuta accanto nel letto: minuscola, indifesa, contenta. Fra qualche mese avrebbe compiuto cinque anni. Tenendola stretta, m’ero messa a leggerle il libro, d’un tratto m’aveva puntato gli occhioni negli occhi e posto quella domanda: La vita, cos’è?

Io coi bambini, lo so, non sono brava. Non so adattarmi al loro linguaggio, alle loro curiosità. Le avevo dato infatti una risposta sciocca, lasciandola insoddisfatta.

“La vita è il tempo che passa fra il momento in cui si nasce e il momento in cui si muore”.

“E basta?”

“Ma sì, Elisabetta, e basta!”

“E la morte, cos’è?”

“La morte è quando si finisce, e non ci siamo più”.

“Come quando viene l’inverno e un albero secca?”

“Più o meno”.

“Però un albero non finisce, no? Viene la primavera e allora lui rinasce, no?”

“Per gli uomini però non è così, Elisabetta. Quando un uomo muore è per sempre. E non rinasce più”.

“E anche per una donna? E anche per un bambino?”

“Anche per una donna, anche per un bambino”.

“No, non è possibile!”

“Invece sì, Elisabetta”.

“Non è giusto! Non è giusto!”

“Lo so, ma ora dormi”.

“Io dormo, ma io non ci credo sai alle cose che mi hai detto: io credo che quando uno muore fa come gli alberi che d’inverno seccano, ma poi viene la primavera e loro rinascono, e sì, la vita deve essere proprio tutta un altra cosa!…”

 

Con questa bella preghiera biblica,ripetiamo insieme: A TE, SIGNORE, INNALZO L’ANIMA MIA

Dal profondo a te grido, o Signore; Signore, ascolta la mia voce.

Siano i tuoi orecchi attenti alla voce della mia preghiera.

Se consideri le colpe, Signore, Signore, chi potrà sussistere? (Rit.)

Ma presso di te è il perdono: e avremo il tuo timore.

Io spero nel Signore,l’anima mia spera nella sua parola.

L’anima mia attende il Signor più che le sentinelle l’aurora. (Rit.)

Israele attenda il Signore, perché presso il Signore è la misericordia e grande presso di lui la redenzione. Egli redimerà il suo popolo da tutte le sue colpe. (Rit.)

ORA, CIASCUNO, PROCESSIONALMENTE, COMPIE IL GESTO DI AGGIUNGERE INCENSO NEL BRACIERE..

RECITIAMO INSIEME LA PREGHIERA FINALE:

Il Dio della vita accolga nella sua pace il fratello Raj; dia conforto alla sposa e ai figli, nella ferma speranza di riunirci tutti, un giorno e per sempre, nella sua pace, là dove ci sarà luce e gioia in eterno. Amen.

 

Scarica il testo  "Funerale Indù" (90 download)

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