A PROPOSITO DI QUESTO STRANO MOMENTO…

Un invisibile, ma invadente virus ha fatto irruzione nella vita quotidiana di tutti noi. Per contenerlo, combatterlo e, speriamo, vincerlo ci è detto che è necessario comportarci “altrimenti”. Misure sanitarie e sociali assolutamente urgenti impongono radicali e limitanti mutamenti di vita, nelle nostre azioni, nelle nostre abitudini. Tra le cose che in qualche modo mutano c’è, senz’altro, la concezione dello spazio che, da aperto, libero, a disposizione, si è improvvisamente ristretto, è diventato limitato e così i trasferimenti sono divenuti proibiti, molte zone precluse, tanti luoghi sconsigliati… E’ legge per tutti il non avvicinarsi troppo, il non abbracciarsi, il non scambiarsi effusioni, persino il non darsi la mano. Proprio le espressioni più naturali e spontanee dell’affetto, dell’amicizia, della gioia dell’incontro devono essere, per forza, trattenute e represse. C’è poi chi, sempre più, mostra il proprio volto coperto da una sciarpa o da una mascherina, protettiva e minacciosa ad un tempo. Ma non solo il nostro spazio cambia, cambia pure il tempo, il tempo a disposizione, che si è dilatato, è diventato improvvisamente lungo, interminabile, specie per chi si è visto costretto a diradare il lavoro. Tante cose dunque non si possono più fare… Appuntamenti, impegni, scuola, sport, insomma molto di ciò che ci piaceva o che comunque occupava abitualmente il nostro tempo ora non è più possibile, e allora che fare chiusi in casa tutto il giorno? Quel “tempo libero” che tanto prima ci attraeva, ora è divenuto un incubo; il tempo che prima doveva essere inseguito e non bastava mai, ora invece lo si deve “far trascorrere” combattendo la noia, il tedio, il disgustato trascinarsi. Ci si rende conto, come se non bastasse, che anche la convivenza in casa, necessariamente intensificata, non è per niente facile, in quei pochi spazi da condividere. Forte è Il rischio del nervosismo, dell’irritabilità, se non dell’aggressività, del non sopportarsi più. No, non ci è facile accettare restrizioni alla propria libertà, imparare nuove regole che comportano rinunce, sacrifici, attenzioni maggiori agli altri, specie agli anziani e ai piccoli, bisognosi di cure speciali e di stimoli positivi.

Eppure questo spazio e questo tempo da dover vivere in modo nuovo potrebbe essere occasione preziosa per imparare qualcosa; per coltivare, ad esempio, un hobby trascurato, per leggere qualche libro tralasciato, per ascoltare buona musica. Stando molto in casa, soprattutto in questa stagione invernale, potremmo anche ascoltare un po’ più il silenzio e le sue domande profonde: chi sono io? Chi sono gli altri che vivono con me? Che senso ha quello che stiamo vivendo in questi tempi così strani? E dedicare, perché no, spazio alla preghiera, magari anche in famiglia. Tutti modi per razionalizzare la paura di fronte a questo nemico subdolo, non localizzabile, invisibile, non individuabile né identificabile…
Questa è un’ora di crisi, il che significa anche un’occasione per attivare un giudizio e delle scelte. Non si può certo affermare che ciò che in modo così inedito stiamo vivendo, data la sua assoluta gravità, costituisca una qualche opportunità positiva, ma possiamo comunque essere certi che se riusciremo a superare insieme quest’ora difficile, domani saremo senz’altro capaci di vivere meglio. 

(Rilettura di un articolo di Enzo Bianchi)

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